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L'eredità di Leonardo Da Vinci, di Leon Battista Alberti e degli altri grandi umanisti del passato


Leonardo Da Vinci aveva un grande sogno che tentò di realizzare con mezzi inadeguati: costruire una rete di relazioni tra i tanti saperi di quella tradizione umanistica che nel suo secolo, durante il Rinascimento, sembrava aver raggiunto l'età dell'oro. I suoi "Codici" rimangono a testimonianza di quello che egli, con i suoi studi e i suoi progetti, cercava di realizzare: identificare e raccontare i complessi rapporti tra le scoperte e le invenzioni dei grandi maestri a cui lui stesso doveva la sua preparazione. Accorgendosi che ogni suo progetto nasceva dallo studio dei progetti della classicità e dalla originale correlazione tra le soluzioni presenti in essi, Leonardo volle creare una grande «mappa anatomica» delle competenze e delle conoscenze a propria disposizione: intendeva realizzare un grande «sistema poli-enciclopedico delle arti e delle scienze», che permettesse ad ogni nuovo artista o scienziato, nel campo umanistico, di trarre insegnamenti dai progetti dei grandi maestri del passato.
Tuttavia, leggendo i codici leonardeschi sopravvissuti nei secoli, ancora oggi pochi sono in grado di discernere quali e quanti pensieri di artisti e scienziati, distinti dai propri, Leonardo connettesse attraverso i suoi originali studi e progetti, che mostrano come la tradizione umanistica sia uno straordinario insieme di conoscenze e competenze che si evolvono attraverso la loro interrelazione. Nei codici di Leonardo, infatti, non ci sono indicazioni (parentesi, virgolette, note) né delle citazioni, né dei nomi degli autori che egli assume ad oggetto di studio. Per Leonardo i codici erano «solo» personali quaderni di appunti, scritti in ordine cronologico, che sperava di poter riordinare in seguito, secondo molteplici prospettive, in un complesso sistema cognitivo che avrebbe consentito di esplicitare tutti i «nodi» (i progetti degli autori, le loro soluzioni) e i «legami» (i criteri di correlazione tra i dati, ovvero i principi scientifici e artistici di analisi e sintesi con cui quei dati potevano essere trattati) che lo componevano; in questo modo si sarebbero potuti distinguere anche i risultati che egli stesso aveva mostrato di poter trarre da uno sviluppo intelligente di tali correlazioni. L'«anatomia» delle sue scoperte e invenzioni rivela infatti che esse sono fatte non solo dello studio diretto della natura umana e dell'ambiente che ad essa si oppone o la aiuta a svilupparsi, ma anche e soprattutto dello studio di ricerche e progetti di altri studiosi di cui egli si sentiva allievo ed erede.
Paradossalmente non solo Leonardo non ha potuto trasformare il flusso interminabile di appunti in una rete enciclopedica, ma addirittura i codici stessi o sono andati dispersi o sono stati raccolti, conservati e presentati tutt'oggi al pubblico come oggetti finiti, separati e lineari, e come se tutto quello che essi contengono fosse opera solo del genio di Leonardo e non della tradizione umanistica che egli stava rappresentando con il suo sistema di correlazioni tra conoscenze e competenze.
In questa stessa prospettiva lavorava un altro grande umanista, Leon Battista Alberti, creando dei «trattati» che esplicitamente dichiaravano quanto fosse necessario - per continuare a fare scoperte e invenzioni - correlare i saperi scientifici con quelli artistici, e la tradizione classica con quella rinascimentale; egli, come Leonardo, intendeva creare nuovi strumenti di studio per formare gli umanisti del futuro e per garantire la continuità della tradizione umanistica. I «sistemi enciclopedici» erano stati un modo, sin dall'antichità, di rappresentare il tessuto di competenze e di conoscenze che studiosi e autori si tramandavano per offrire ai nuovi umanisti la possibilità di creare capolavori basati sugli insegnamenti dei loro maestri ideali e reali. Alberti, come Leonardo, aveva fatto della sua bottega una macchina enciclopedica con cui studiava e insegnava, applicava e manteneva vivi gli insegnamenti dei maestri. Da tutti i suoi lavori appare evidente che ogni grande «studio progettuale» nascesse dallo «studio analitico» di opere classiche, e che ogni conoscenza scientifica acquisita divenisse lo strumento per la creazione di nuovi prodotti artistici. Secoli dopo Roberto Rossellini avrebbe detto, parafrasando il suo maestro Alberti, che la scienza è il miglior strumento per studiare le complessità dell'arte, e l'arte il miglior modo per raccontare le profondità della scienza.
La tradizione umanistica, prima ancora che nascesse l'idea di «Civiltà Occidentale», era diventata il legame tra i paesi che ospitavano i grandi umanisti e che sostenevano le loro ricerche favorendo il dialogo e la collaborazione tra di essi. Nei secoli la tradizione umanistica era anche diventata la prima fonte di reddito dei paesi europei, che non solo esportavano competenze artistiche e scientifiche in tutto il mondo (il cosiddetto «know how» implicito nell’attuale «made in Italy»), ma erano anche meta di viaggiatori che - percorrendo quello che nel XVII secolo divenne il “Grand Tour”- volevano conoscere direttamente i tesori generati da tale tradizione e apprendere i segreti per continuare a farla vivere.
Anche nei secoli successivi la tradizione umanistica non ha mai smesso di mostrare le sue straordinarie potenzialità attraverso opere esemplari, insieme scientifiche, artistiche e didattiche, che per le loro qualità universali sono divenute «patrimonio dell'umanità»: dal Dialogo sopra i massimi sistemi di Galileo Galilei all'Encyclopedie di Diderot e D'Alembert, dalle "macchine letterarie" dell'Ou.li.po (Ouvroir de Littérature Potentielle) di Raymond Queneau e Georges Perec alle Lezioni americane di Italo Calvino.
La tradizione umanistica ha potuto fiorire, o quantomeno sopravvivere, anche nei momenti più bui grazie al rispetto di alcune caratteristiche che per lungo tempo non sono mai venute meno, consentendo così di farla crescere e circolare nel mondo come fonte di ispirazione e formazione per i nuovi umanisti:
- la collaborazione tra ambienti di ricerca scientifica e ambienti di ricerca artistica,
- la costituzione di scuole e centri di ricerca interdisciplinari per favorire la collaborazione tra scienziati e artisti,
- l'impegno comune di scienziati e artisti nella costruzione di reti enciclopediche dei saperi universali, presupposti e risultati delle loro stesse ricerche,
- il legame profondo tra le ricerche creative umanistiche e quelle scientifiche speculative, anzitutto quelle biologiche sulla natura interna ed esterna alla specie umana,
- l'interazione tra lo sviluppo tecnologico e i progetti umanistici, tra la realizzazione degli strumenti per la ricerca e la realizzazione dei prodotti della ricerca, in ambito artistico e scientifico,
- l'interesse degli stessi umanisti per la didattica, ovvero l'impegno in prima persona di artisti e scienziati nella formazione di nuovi umanisti e, più in generale, in quella del pubblico; la conseguente estrema attenzione agli strumenti educativi per quello che oggi è riconosciuto come il «mondo educational».
- la costituzione e il mantenimento di «botteghe» che permettessero il trasferimento diretto di competenze dai maestri ai loro allievi. La consapevolezza di ogni aspirante umanista di far parte di una comunità, di poter apprendere un bagaglio sempre crescente di competenze e di apportarvi con umiltà il proprio contributo.