vai alla home del sito

 

 

un progetto
Istituto MetaCultura - Fondazione Roberto Rossellini per lo sviluppo del pensiero enciclopedico

un'iniziativa promossa e prodotta dal
“Comitato Nazionale per le Celebrazioni per il Centenario della nascita di Roberto Rossellini” - MIBAC
in collaborazione con Cinecittà Holding Cineteca Nazionale

ideazione: Alessandro Pamini

ricerche: Alessandra Iapadre - progetto multimediale: Francesca Talamo



La mostra virtualeQuadri in movimento


Una mostra di fotogrammi dai film di Roberto Rossellini e di immagini pittoriche dei più grandi maestri delle arti visive, racconta, attraverso questo insolito accostamento, il continuo dialogo tra Rossellini e gli artisti che hanno maggiormente influenzato le sue messe in scena. La mostra invita a rileggere le composizioni visive e audiovisive rosselliniane come rappresentazioni, sviluppi e integrazioni delle ricerche pittoriche figurative di maestri come Giotto, Carpaccio, Rembrandt. Questa mostra è dedicata ai molteplici rapporti tra la ricerca artistica di Roberto Rossellini e la pittura classica. In questa prospettiva Rossellini viene presentato al pubblico come un artista completo, appassionato conoscitore non solo di cinema ma anche di pittura. La sua conoscenza delle arti figurative, infatti, non è solo immediatamente riconoscibile nell’influenza che i grandi maestri della pittura hanno avuto sulla sua sensibilità artistica, ma è anche documentata dalla consistente presenza di studi sulle arti visive nella sua «biblioteca annotata».
Il rapporto con le arti visive è utilizzato da Rossellini da un lato come riferimento artistico e storico (che trasforma i suoi film in racconti fortemente «pittorici») e dall’altro come riferimento morale (la presenza ricorrente di «deposizioni» nei momenti di svolta più drammatici all’interno dei suoi stessi film sta a testimoniare un cambiamento irreversibile di tono e l’avvenuta trasformazione interiore dei personaggi). Attraverso il linguaggio sintetico e allo stesso tempo universale dell’arte figurativa, Rossellini riesce a condensare e a raccontare con poche immagini i momenti più complessi e toccanti dei suoi film. In questi momenti la pittura sembra recuperare quel valore allegorico di “exemplum” adeguato alla forma del racconto morale.
Nel comporre ogni nuovo capitolo delle sue «enciclopedie» storiche, antropologiche, filosofiche Rossellini include, nella documentazione che darà vita al progetto, non solo le fonti storiografiche e antropologiche ma anche quelle iconografiche. In questo senso Rossellini indaga il lavoro dei maestri della pittura di tutti i tempi e cerca, attraverso l’arte, di comprendere, e poi di comunicare al suo pubblico, lo spirito di un’epoca e dei suoi protagonisti e al contempo quei sentimenti universali che le arti visive classiche di ogni tempo e luogo hanno sempre cercato di cogliere e di raffigurare. Rossellini rilegge e reinterpreta così le opere pittoriche del passato rendendole parte integrante dei suoi film, nei costumi, nelle scenografie ma anche nella spiritualità che muove il comportamento dei suoi personaggi (Cartesio, Agostino di Ippona, Cosimo De' Medici, Luigi XIV, Pascal). Le immagini pittoriche a cui i fotogrammi dei film di Rossellini vengono accostati sono spesso presenti nei libri che compongono la ricchissima biblioteca annotata di Roberto Rossellini. Le relazioni tra le immagini rosselliniane e i grandi capolavori della pittura, quindi, non sono solo accreditabili per il loro intrinseco valore metodologico, ma anche per il loro valore storico-filologico. Lo stretto legame tra il cinema di Rossellini e l’arte classica si esprime anche con l’estrema cura, quasi pittorica, con cui Rossellini costruisce le inquadrature di alcuni dei suoi film. Come in un quadro di Giotto o di Cimabue, infatti, nelle inquadrature rosselliniane ogni elemento espressivo visivo viene pertinentizzato e contribuisce a veicolare un significato, a descrivere una sfumatura dell’atteggiamento interiore dei personaggi: le posizioni dei personaggi sulla scena rappresentano i loro rapporti di complicità e di conflitto; la condivisione dello spazio visivo rappresenta la condivisione di una stessa posizione ideale e morale; le modificazioni del campo visivo rappresentano le modificazioni del punto di vista interpretativo di un personaggio, la cui visione parziale esprime bene la complessità e complementarità di punti di vista necessaria alla composizione di un racconto rosselliniano. In alcuni film rosselliniani è esplicito il riferimento ad un’iconografia che appartiene a fenomeni, come l'arte sacra, di larga diffusione culturale, e che trasforma i progetti rosselliniani in prosecuzioni ideali di un’antica tradizione visiva. Ad esempio è possibile riconoscere nelle inquadrature di Francesco giullare di Dio espliciti riferimenti al ciclo pittorico di Giotto dedicato alla vita del santo, oppure nelle inquadrature di Giovanna d’arco al rogo l’iconografia paleocristiana dei martiri oranti.
Proprio dalla pittura delle origini, ovvero dall’opera dei grandi maestri italiani del XI e XII secolo, Rossellini sembra aver appreso la lezione sul «come» si racconta una storia con sole immagini, senza cioè l’uso della parola e soprattutto senza la dipendenza da essa. In questo senso Rossellini mostra di conoscere quello che Truffaut e Hitchcock chiamavano "il segreto perduto"; in altre parole egli appartiene al ristretto numero di cineasti capaci di narrare “in termini di pura rappresentazione visiva”.
Spesso le sequenze dei film rosselliniani appaiono come veri e propri «quadri in movimento»: i suoi film sembrano infatti raccontare le storie ipotetiche dei personaggi dipinti da Rembrandt o dare voce e movimento ai fraticelli francescani dipinti da Giotto. Nella prospettiva multi- e inter- mediale di Roberto Rossellini il cinema diventa mezzo privilegiato dell’espressione artistica proprio in quanto capace, più di qualsiasi altro, di far convergere e di integrare tra loro i contributi provenienti dai diversi mezzi espressivi, nella ricerca di una ideale «opera totale» che racconti la stessa storia da molteplici punti di vista, e che, per dar voce ad ognuno di essi, sperimenti le soluzioni espressive più adeguate. Basti considerare la realizzazione del complesso progetto su Giovanna D’arco a cui Rossellini lavorò per anni integrando risorse letterarie, storiche, iconografiche e musicali e ideando messe in scena complementari. Il momento più rappresentativo di questa concezione pittorica del cinema può essere considerato il “Prologo” per immagini fisse del film Francesco Giullare di Dio. Questa lunga sequenza è composta utilizzando esclusivamente immagini pittoriche di artisti medioevali (tra cui i meravigliosi affreschi del Trionfo della Morte e il ciclo francescano di Giotto) che, accostate tra loro e accompagnate da una voce off, raccontano un prologo ideale alla storia di Francesco d’Assisi; in esso il santo appare come un dono della Provvidenza per aiutare gli uomini a ritrovare la dignità e la spiritualità perdute. In questo caso Rossellini - come il suo collega e amico francese Alain Resnais autore di monografie su pittori composte con le sole immagini dei quadri degli stessi pittori - mostra come si possa comporre una nuova storia utilizzando immagini preesistenti anche non cinematografiche e persino non realistiche, facendole proprie e trasformandole in tessere di un mosaico narrativo multimediale. La mostra propone tra l'altro la proiezione di questo documento rosselliniano escluso dalle versioni europee del film e ritenuto irrimediabilmente perduto fino a pochi anni fa; un documento non solo importante per il suo valore storico e filologico ma anche, e soprattutto, per la sua intrinseca bellezza. La mostra presenta i legami tra il cinema di Rossellini e la tradizione pittorica attraverso diversi accostamenti visivi. Fotogrammi e foto di scena dei film rosselliniani sono messi a confronto con i modelli pittorici che li hanno ispirati e che ne costituiscono la più adeguata chiave di lettura, o che, viceversa, sono oggetto delle interpretazioni rosselliniane. La mostra, inoltre, si avvale di supporti multimediali che ripresentano alcune sequenze dei film di Rossellini come “quadri animati”, come le storie ipotetiche dei personaggi che popolano i dipinti dei maestri della pittura. Sia le immagini prodotte da Rossellini che le immagini pittoriche di riferimento sono pensate, nella mostra, come tessere di un unico mosaico, come elementi estratti da una vetrata ideale di cui conservano la trasparenza e la brillantezza. Per rendere omogenei i documenti rosselliniani e i loro correlati si è pensato di stampare sia gli uni che gli altri su supporti trasparenti che possano essere retroilluminati. Accanto ad entrambi i tipi di immagini fisse sono previsti anche degli schermi che proiettino le sequenze rosselliniane rileggibili come “quadri in movimento”. Questo tipo di installazione ibrida da un lato aiuta l’utente a individuare più facilmente le correlazioni estetiche e metodologiche tra le immagini accostate nella mostra e da un altro crea una continuità percettiva tra le immagini fisse e quelle in movimento.
Insieme alla mostra è presentato al pubblico un lungo video di montaggio che raccoglie, in forma di retrospettiva tematica, tutti quegli episodi dai film di Rossellini in cui il rapporto tra il cinema di di quest’ultimo e gli insegnamenti dei maestri delle arti visive è esplicitato, dallo stesso Rossellini, attraverso soluzioni espressive e narrative che spostano l’attenzione dal «cosa» viene raccontato al «come» viene raccontato. Infine, alla mostra e alle proiezioni sono associati alcuni incontri seminariali dedicati ai principi di composizione visiva che legano la narrazione rosselliniana a quella dei maestri del «racconto per sole immagini»: dalla pittura paleocristiana delle origini fino al cinema muto delle origini.