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IperSpettacolo Multimediale - Seminario Interdisciplinare - Sussidio ipermediale

messe in scena di Jean Cocteau, Roberto Rossellini, Francis Poulenc
seminario interdisciplinare sui rapporti fra le tre variazioni sul tema
sussidio ipermediale per lo studio e la fruizione dei tre progetti autoriali

un progetto
Istituto MetaCultura - Fondazione Roberto Rossellini per lo sviluppo del pensiero enciclopedico

un'iniziativa promossa e prodotta dal
“Comitato Nazionale per le Celebrazioni per il Centenario della nascita di Roberto Rossellini” - MIBAC
in collaborazione con Cinecittà Holding Cineteca Nazionale



La voce umana
: Cocteau, Rossellini, Poulenc


La sera del 15 febbraio 1930 la Comédie Française apre il sipario sul nuovo spettacolo di Jean Cocteau. Sulla scena che si presenta al pubblico, sospettoso nei confronti di un artista troppo originale nell’arte e nella vita, ci sono l’attrice Berthe Bovy e un telefono.
Lo spettacolo è composto da un atto unico: una sola scena costituita da una stanza spoglia, un solo personaggio parlante.
La storia è semplice, come «semplice» è la sua protagonista, che cerca, attraverso un’ultima conversazione telefonica, di salvare l’amore che prova per l’uomo che la sta abbandonando, di salvarne almeno il ricordo. Scrive Cocteau nelle note di regia: “Il personaggio è una vittima mediocre, totalmente innamorata, che tenta un solo inganno: tendere un appiglio all’uomo perché confessi la sua menzogna e non le lasci quel meschino ricordo”. Il testo è un lungo monologo disperato e commovente o, meglio, un dialogo simulato in cui il pubblico, dalle parole di uno solo dei due interlocutori telefonici, deve immaginare anche le parole e i toni dell’altro. In questo testo i silenzi, le pause, le esitazioni raccontano quanto le parole.
La protagonista è una donna comune che vive un dolore universale, una disperazione d’amore in cui tutti possono riconoscersi. Forse è proprio questa una delle ragioni del successo della pièce, che è ancora oggi non solo uno degli spettacoli più rappresentati al mondo, ma anche uno dei testi assunti più volte a oggetto di riscrittura e adattamento.
La voix humaine di Cocteau è diventato negli anni quasi un testo da manuale di recitazione, la grande prova attoriale per antonomasia, il banco di prova su cui le grandi attrici devono dimostrare la propria bravura e la propria capacità di scoprirsi, di mostrare le sfumature più dolorose dell’amore.
Già nelle indicazioni di regia di Cocteau si delinea un’atmosfera da “scena del delitto” (“Il sipario rivela una camera da delitto. Davanti al letto, per terra, è sdraiata una donna con una lunga camicia, come assassinata”) sottolineata dalla freddezza delle luci, dalla prevalenza del bianco nel semplice arredamento della camera, dall’abbigliamento intimo della protagonista, come se quest’ultima si trovasse esposta non solo psicologicamente ma anche fisicamente davanti al pubblico.
Proprio questa lettura, esplicitamente indicata dall’autore letterario del testo, è quella che caratterizza la più famosa delle riscritture cinematografiche del testo teatrale, quella di Roberto Rossellini che nel 1947 lavora al progetto di Cocteau mettendolo in scena con l’attrice straordinaria che aveva scoperto in Roma città aperta, Anna Magnani. Rossellini, inventore di forme espressive e sperimentatore di soluzioni «inter-mediali», non si lascia spaventare dall’apparente inadeguatezza del testo per il medium cinematografico. La macchina da presa gli consente piuttosto di rappresentare e amplificare quello stile quasi medico-scientifico della narrazione che già Cocteau aveva suggerito. La Voix humaine è, come dice Rossellini stesso, l’anatomia di un sentimento: “c’è un individuo afferrato di peso, messo sotto il microscopio; scrutato sino in fondo. C’è lo studio di un viso umano, la penetrazione nelle pieghe riposte di una fisionomia”.
All’epoca dell’uscita de La voce umana (raccolto insieme al mediometraggio Il miracolo nel film in due episodi L’amore, interpretati entrambi da Anna Magnani) la critica non fu generosa con Rossellini e lo punì per aver abbandonato la formula vincente di Roma città aperta e di Paisà. Ma Rossellini era più interessato a proseguire la propria ricerca artistica che non a inseguire il successo replicando un fortunato cliché.
Il film entusiasmò Cocteau sia per le scelte registiche di Rossellini che per l’interpretazione di Anna Magnani. Così si esprimeva l’autore de La Voix humaine a proposito della messa in scena italiana: “La Magnani m’a révélé la douleur. Lorsque nous tournions avec Rossellini La Voix humaine, elle était d’une nervosité folle, brisant tout ce qui tombait à sa portée, mais toujours magnifique de sincérité dans son rôle d’amoureuse éxplorée avec ses cheveux fous, ses yeux remplis de larmes et son nez qui coulait toujour. Rossellini, lui est un homme extraordinarie”.
Il film di Rossellini conquista i critici più attenti e meno ideologizzati, come il giovane François Truffaut, prima ammiratore e poi amico intimo sia di Cocteau che di Rossellini: “[...] la Magnani, animal fabuleux. Durant une heur et quart nous la regardons vivre sous nos yeux, seule, isolée du monde; son jeu n’est pas psychologique mais phénomenologique, il depasse de trés loin le strade de la «performance». Il dépasse aussi ce que l’on appelle au théatre: une «presence extraordinaire»”.
Dopo l’esperimento rosselliniano altri registi si sono cimentati in questo «esercizio di stile» che, dopo lo scandalo iniziale, è diventato invece uno dei testi più amati dal pubblico sia teatrale che cinematografico.
In una delle numerose messe in scena varianti che questo testo ha avuto negli anni ritroviamo, anche se indirettamente, l’influenza di Roberto Rossellini. Protagonista, infatti, della versione televisiva del 1966 di Ted Kotcheff è Ingrid Bergman, compagna di Roberto Rossellini dal 1949 al 1954 e protagonista di molti suoi film. Quando interpreta La voce umana diretta da Kotcheff, Ingrid non è più la moglie di Roberto da molti anni, tuttavia ella senz’altro conosce il testo rosselliniano e, grazie al lungo sodalizio artistico oltre che affettivo che li ha uniti, condivide ancora con l’autore molte idee sulla caratterizzazione del personaggio.
La storia di questa pièce non si esaurisce né a teatro, né al cinema. Nella Parigi degli anni ‘20 si riunisce, nei locali di Montparanasse, un gruppo di giovani e brillanti artisti che diventa presto conosciuto con il nome di “Les six”. Del gruppo fanno parte anche il giovane Jean Cocteau e il compositore Francis Poulenc. Proprio Poulenc nel 1959 porta la pièce dell’amico Cocteau nel teatro musicale. La voce umana viene riscritta ancora una volta e diventa un’opera lirica per voce solista.
A suggerire a Poulenc la possibilità di scrivere un’opera su quel soggetto è il direttore della Ricordi parigina, Hervé Dugardin. Il compositore, che aveva già musicato con successo alcuni testi di Cocteau, accetta la proposta e si mette al lavoro per adattare il testo alla sua sensibilità e alla nuova forma mediale. Cocteau stesso ebbe a dire che il suo dramma stava trovando la definitiva fisionomia a opera di Poulenc. In questa ulteriore riscrittura sembra crescere anche la sfida: l’ integrazione di scena, parola e musica.
L’iper-spettacolo proposto per il centenario della nascita di Roberto Rossellini dalla Fondazione ufficiale dedicata all’autore in collaborazione con l’area Formazione e Ricerca del Teatro La Fenice di Venezia, con la Gioventù Musicale Italiana e con ERT Emilia Romagna Teatro vuole provare a restituire, in un unico straordinario evento, una parte della ricchezza che questo testo ha accumulato nella sua lunga storia di riscritture, interpretazioni, traduzioni mediali. L’iper-spettacolo è diviso in tre parti. La prima è dedicata alla messa in scena teatrale della pièce di Jean Cocteau, la seconda all’adattamento cinematografico di Roberto Rossellini, la terza all’opera musicale di Francis Poulenc.
L’iniziativa è concepita sia per consentire di vedere i tre testi a confronto sia per favorire il loro studio da diverse prospettive, cogliendo e apprezzando le variazioni autoriali sul medesimo tema. In questo senso lo spettacolo multimediale è preceduto dal seminario interdisciplinare e seguito dal sussidio ipermediale
A completamento del progetto il sussidio ipermediale raccoglie, in un’esperienza ancora più ricca, la quantità di riscritture e messe in scena del testo insieme alla qualità dei principi di narrazione e messa in scena sperimentati in ogni variazione autoriale.

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Nel 2006, primo anno di celebrazioni, la “Fondazione Teatro la Fenice”, insieme a l‘Orchestra Nazionale Giovanile JFutura e al Teatro Donizzetti di Bergamo, ha messo in scena al Teatro Malibran, in forma di spettacolo teatrale e musicale, la versione de La Voce Umana di Francis Poulenc.
La messa in scena è stata preceduta dalla proiezione di Una voce umana di Roberto Rossellini in collaborazione con la “Fondazione Roberto Rossellini per lo Sviluppo del Pensiero Enciclopedico” e con “Cinecittà Holding”.

Nell’ambito delle attività di promozione e formazione svolte dall’ “Area Formazione, Ricerca, Progetti Innovativi” del Teatro La Fenice è stato realizzato, sempre al Teatro Malibran, alcuni giorni prima dello spettacolo, un seminario interdisciplinare in collaborazione con la Fondazione Roberto Rossellini per lo Sviluppo del Pensiero Enciclopedico e con l’Istituto MetaCultura.
Il seminario è stato introdotto da Renzo Rossellini e ha presentato contributi di studiosi della versione cinematografica di Rossellini (Adriano Aprà, Alessandro Pamini e il gruppo di ricerca ipermediale dell’Istituto MetaCultura), di studiosi della versione teatrale e musicale di Francis Poulenc (Carlo De Incontrera) e di studiosi teatrali per confrontare i progetti di Rossellini e di Poulenc con la versione originale di Jean Cocteau.

Al seminario e allo spettacolo ha seguito l’elaborazione e lo sviluppo di un sussidio ipermediale, destinato al mercato educational, dedicato ai rapporti tra le variazioni letterarie, teatrali, musicali e cinematografiche del testo di Cocteau; un laboratorio didattico interdisciplinare e intermediale per confrontare e apprendere le soluzioni di scrittura e messa in scena di tre grandi autori intorno al medesimo progetto.